IMAGO – Nota di copertina

Il soffio che finisce su un’ancia e libera note in sequenza è una delle azioni più ardimentose, fragili, analogiche che ci siano… Gianfranco De Franco parte da questo atto sciamanico per cesellare da novello alchimista un alambicco che comprende, oltre alle turbolenze delle sue ance, anche contributi digitali d’ogni tipo: sommessi borbottii ritmici, escrescenze telluriche, tenui massaggi percussivi che spesso hanno un ruolo timbrico e si esentano dall’assumere quello di una semplice filiazione del groove.
La musica di “Imago” non è quasi mai semplice, conciliante, rilassata, descrive ambienti urbani ossessivi e incattiviti che parlano di “Delirium”, di “Fabbrica Malata”, di “Polvere”, di “Tunnel”, e si concede un momento di pausa introspettiva solo all’inizio e alla fine del viaggio, con “Ero pensiero” e soprattutto con gli ambienti bucolici di “Pensieri come farfalle”… È un viaggio periglioso quello di questo album, un viaggio pieno di agguati sonori, che non vi fanno mai abbassare la guardia e che, proprio per questo, danno un senso al concetto di “adrenalina d’ascolto”. “Imago” riguarda quindi le sembianze dei musicisti coinvolti nel manovrio degli strumenti, ma si trasfigura anche nell’astante che approfitta delle traiettorie innescate da questo stesso manovrio. Come i passeggeri di un aereo, anche chi usufruisce di questa musica, non può disinteressarsi del tutto né delle esuberanze, né delle follie, né delle paranoie del pilota.

Valerio Corzani

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