Recensione di Antonio Oleari

Prima ancora di spulciare il suo lungo curriculum di musicista, interprete, compositore, musicoterapeuta e più in generale di “sonorizzatore” del mondo, occorrerebbe fermarsi e parlare dell’audacia di Gianfranco De Franco.
L’audacia di pensare a un disco, oggetto semisconosciuto sempre più vittima del web e dei nuovi metodi di fruizione musicale.
L’audacia di pensare a un disco con tempi e modalità completamente affrancate dalle logiche commerciali (s’è preso almeno tre anni, e non mi pare poco).
L’audacia di pensare a un disco con tempi e modalità completamente affrancate dalle logiche commerciali e di metterci dentro una musica dalla difficile definizione stilistica ma che risponde a un senso di EFFICACIA (cos’è l’efficacia? Credo pensare qualcosa che risponda esattamente a ciò di cui hai bisogno tu come artista per esprimerti e contemporaneamente a ciò di cui ha bisogno chi ascolta per dire: ecco, così deve suonare).
L’audacia di pensare a un disco con tempi e modalità completamente affrancate dalle logiche commerciali e di metterci dentro una musica dalla difficile definizione stilistica ma che risponde a un senso di EFFICACIA e, questo disco, realizzarlo.
IMAGO è un’esperienza sonora che mi ha lasciato stupefatto. Conoscevo già da tempo alcuni brani nella loro versione originale: Gianfranco intrecciava tutti i suoni di cui lui e i suoi strumenti sono capaci. Ma il prodotto finale è molto di più.
Dopo efficacia voglio spendere un’altra parola: questo disco ha SENSO. Perché diciamoci la verità: la sperimentazione è bella, è alternativa, fa figo, fa happening, fa situazione in divenire, eccetera eccetara ma poi alla fine è spesso inascoltabile. Gianfranco De Franco invece usa le armi della progettazione, della professionalità, del gusto e della capacità compositiva per regalarci qualcosa di poetico e narrativo al tempo stesso, una specie di colonna sonora che non riempie semplicemente il silenzio della nostra stanza, ma lo rimodella e ce lo racconta. Terza e ultima parole: è BELLO (dove per bello intendo il bello musicale, cioè ha ritmo, senso della misura, armonia, richiama e dice cose nuove al tempo stesso).
Mi rivolgo anche a chi non è abituato ad ascoltare musica strumentale: provateci. Immaginatevi altrove, in altri panni, con altri pensieri. E’ un esperimento che vi potrebbe riuscire.

Un pensiero su “Recensione di Antonio Oleari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *